Quando Fellini si rintanava per gustare tortellini e passatelli

Quando Fellini si rintanava per gustare tortellini e passatelli La fotografia di Fellini che abbraccia Benigni, e poi un poco tutto il cinema e il teatro italiano, da Sofia Loren a De Sica, da Sordi a Mastroianni, su queste pareti.

È il ristorante "Le Tavernelle" di via Panisperna, luogo frequentatissimo dalla gente dello spettacolo che, in genere, è gente dal palato molto esigente

E lui Nicola Ambrosini, proprietario e cuoco, maitre e cultore della buona tavola, conosce a menadito i loro gusti, e a soddisfarli ci mette un amen.

«Le Tavernelle hanno 120 anni circa - dice soddisfatto e sicuro - c'è n'è passata di gente per quella porta. Negli ultimi settant'anni c'è passata la Scienza, con i ragazzi di via Panisperna, i Fermi, i Segre, i Pontecorvo che peraltro frequentavano anche altri locali della zona. E, poi, gli attori, la gente del cinema, Fellini in primo luogo»

L'ha conosciuto personalmente il grande regista, era un estimatore della sua alta classe di gran commis de cusine: «Adorava, ovviamente, la cucina delle sue parti, l'Emilia, passatelli, tortellini e via così. Uomo alla mano, ma non dava confidenza a tutti. Qui passavano (e si fermavano) anche noti personaggi della politica, per esempio Paietta»

Ambrosini è uno di quei rarissimi cuochi che, nelle grandi serate, potrebbe coprirsi delle "decorazioni" ottenute sul campo di battaglia della grande cucina internazionale. Eccolo fotografato mentre - in Inghilterra - gli consegnano la Laurea honoris causa per benemerenze legate alla sua attività, e poi, in Campidoglio nell'atto di venire insignito della Chaine de Rodisseur, ovvero la catena di ristoratore, una catena che si appende al collo con le croci nobiliari d'un tempo. Attorno, facce gravi e serie, come si conviene.

«Mi hanno dato anche la cintura di Maitre - confida il nostro uomo - e nelle gare culinarie ho sempre fatto, come si dice, "full, il pieno mietendo i maggiori successi. Del resto i miei piatti parlano per me come il delizioso e profumatissimo "rombo alla vernaccia" o la straordinaria cacciatoria di vitello. Insomma "chi sa mangiare sa vivere". Lo diceva sempre il mio indimenticabile amico Federico Fellini»

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